Il dr Lampasi, medico certificato Ponseti International, è stato tra gli ortopedici che hanno contribuito maggiormente alla diffusione del metodo Ponseti in Italia oltre 15 anni fa, introducendolo per la prima volta prima all’Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna e poi al Meyer di Firenze mentre era il Responsabile dell’Ortopedia pediatrica e cercando di formare molti colleghi in Italia; è tra gli italiani col maggior numero di pubblicazioni internazionali sull’argomento, avendo contribuito alla comprensione di vari aspetti di questa condizione.
Ecco alcuni temi trattati:
- Le percentuali di successo del trattamento
- Quanti gessi servono?
- Le cicatrici
- L’anestesia per la tenotomia
- Le problematiche da gesso
- Il corretto uso del tutore
- La valutazione clinica: è importante?
- Infine, un altro tutorial utile per le famiglie: come effettuare le manipolazioni
1^ parte: le percentuali di successo del trattamento
Il metodo Ponseti è un metodo molto efficace, così efficace che si riescono a correggere molti piedi anche applicandolo in modo impreciso. Ma questa è un’arma a doppio taglio, perché questi successi “facili” danno la falsa impressione che il metodo venga applicato correttamente.
È importante per gli operatori prendere coscienza del punto in cui si trovano nella loro curva di apprendimento e modificare la loro formazione e il loro operato di conseguenza. Solo l’applicazione stretta del metodo Ponseti può garantire i risultati ottimali
2^ parte: quanto gessi servono?
Un’errata applicazione porta a un numero elevato di gessi, a volte anche 10, 15, 20 gessi, mesi e mesi di trattamento, piedi che possono gonfiarsi o deformarsi, ecc
3^ parte: le cicatrici
L’errata applicazione del metodo Ponseti comporta a volte cicatrici di lunghezza variabile, punti di sutura, cicatrici che tendono ad “allungarsi” con la crescita o aderenze col piano profondo, invece che la cicatrice millimetrica prevista.
4^ parte: l’anestesia per la tenotomia
L’anestesia per la tenotomia del tendine di Achille è argomento di dibattito. Le alternative possibili sono la tenotomia con crema anestetica/anestesia locale e l’intervento sotto anestesia generale/sedazione.
Nel nostro centro effettuiamo la tenotomia con la prima modalità, a paziente sveglio, senza sedazione, senza necessità di ricovero o digiuno prolungato, in sala operatoria per garantire maggior sterilità alla procedura, con assistenza di un anestesista per una maggior sicurezza clinica. Il paziente riprende ad allattare mentre viene confezionato il gesso e rientra rapidamente a domicilio.
VAI ALLA SCHEDA DEDICATA:
Tenotomia del tendine di Achille: tecnica mini-invasiva in anestesia locale
5^ parte: problematiche da gesso
In caso di applicazione scorretta dei gessi, è più elevato il numero di gessi che si sfilano. Questo comporta una mancata progressione della correzione, la necessità di confezionare più gessi, piedi che tendono a deformarsi (piede torto atipico), ecc
Anche le lesioni cutanee sono più frequenti: tumefazione (con necessità di rimozione dei gessi in urgenza), decubiti, flebiti, lesioni da sega, ecc.
6^ parte: il corretto uso del tutore
È importante utilizzare il tutore corretto e con le giuste regolazioni e tempistiche orarie.
In caso di scorretta applicazione del metodo Ponseti, vengono utilizzati tutori con regolazioni sbagliate, tempistiche scorrette o tutori scorretti
7^ parte: l’importanza della valutazione clinica
Una corretta valutazione clinica è la base di una giusta pianificazione terapeutica. È importante saper valutare la gravità di un piede torto usando classificazioni internazionali, saper riconoscere eventuali problematiche neurologiche e saperle gestire al meglio
Il nostro centro ha pubblicato diversi lavori internazionali su questi aspetti
Gli errori più comuni sono: piedi lievi valutati come gravi; piedi posizionali valutati come torti; problematiche associate riconosciute tardivamente